domenica 7 febbraio 2010

Spinoza


Dicono che il blog più divertente del web sia Spinoza. In effetti è irresistibile:

[Haiti:] Obama promette aiuti immediati. La commissione del Nobel per la Pace: “Non riusciamo a starti dietro”.

La Croce Rossa invia 40 tonnellate di medicinali. Tanto il vaccino per l’H1N1 sarebbe scaduto comunque.

Madonna annuncia di aver donato 250mila dollari. Specificando di voler mantenere l’anonimato.

L’Italia deve molto a Craxi. Ma anche lui non scherza

[Processo breve:] Il provvedimento rischia di far saltare i procedimenti a carico di Berlusconi: ma allora la sua è proprio fortuna!

Andreotti spegne 91 candeline. Con la sola presenza.

Andreotti compie 91 anni. Ma il fatto non sussiste.

Muore la transessuale Brenda: i Carabinieri sono sul posto. Già da prima.

Via i crocifissi dalle aule. Suggerivano la risposta.

Primarie Pd, vince Bersani. Ora può rimettersi i baffi.

Eletto Bersani, ora Berlusconi dovrà preoccuparsi. Già faticava a gestire un partito solo.

domenica 24 gennaio 2010

Motociclette > mal d'Africa


Ho contratto il Mal d’Africa. Quella acuta nostalgia di uno spazio - tempo diverso. Uno spazio enorme, ma ancora di più un tempo dilatato che ci contagia e ci libera almeno per un po' dallo stress dei nostri ritmi.
Come si può raccontare una esperienza indescrivibile? Forse solo attraverso una serie di flash, di cartoline che affiorano alla memoria e che, tornati alle nostre lande ed alla nostra fretta, più che vissute ci paiono sognate.
Intanto l’emozione di un viaggio iniziatico com’è il lento avvicinamento della nave e l’avvistare le coste dell’Africa. Con una forzata licenza poetica l’Africa inizia dove la strada si fa dritta, senza curve fino all’orizzonte. Una larga pista, asfaltata solo al centro, e i cui larghi bordi polverosi confinano con campi che da verdi vanno via via assumendo il colore ocra del deserto, e dove pini e ulivi lasciano a mano a mano il posto a alberelli tozzi prima e cespugli poi, fino ad farsi infine inghiottire dalla sabbia. Sotto gli occhi scorre una serie senza fine di emozioni che meriterebbero tutte di essere fotografate, ma siccome o si viaggia o si fotografa, non ci si può fermare ogni cinque minuti (specie dopo aver sorpassato un camion carico all’inverosimile o una corriera polverosa) e tante immagini restano affidate alla sola memoria. Come quella di due donne berbere vestire a colori sgargianti che cercano il riparo dell’ombra di un grando albero, o di tre donne in camice bianco (medici o che altro?) avvolte dal velo bianco.
A proposito di velo, va sottolineato che il sottile timore di viaggiare attraverso un paese islamico, con tutto ciò che ai nostri occhi di occidentali ciò ha preso a significare dal 11 settembre in avanti, viene meno non appena ci si rende conto di trovarsi non solo in un paese assolutamente laico, ma addirittura circondati da persone la cui ospitalità è pari solo alla gentilezza ed a quel genuino entusiasmo che noi abbiamo perduto da tempo. I tunisini ci stupiscono salutandoci mentre passiamo sulle nostre moto, fotografandoci con i cellulari, cedendoci regolarmente la precedenza sulle strade. I bambini ci salutano con grida d’entusiasmo davanti alle scuole, i giovani ci chiedono di fotografarsi sulle nostre moto al benzinaio, persino il più solitario dei pastori berberi alza una mano di saluto al nostro passaggio. Negli occhi delle persone che ci avvicinano alle nostre soste mi pare di scorgere quello stesso sguardo ottimista ed aperto delle foto dei nostri padri negli anni cinquanta e sessanta. Sono belli, anche: bellissimi i bambini, tanti e in qualche modo sempre diretti a piedi alla o dalla scuola - ci sono scuole in ogni paese, per quanto minuscolo e per quanto in mezzo al nulla. Belle le donne, più spesso con i capelli al vento che velate. Belli persino gli uomini. Ammirano le nostre moto, che qui sembrano ancora più grosse, e ci parlano delle squadre di calcio italiane con tanto trasporto che non me la sento di dire che delle squadre io non conosco neppure il nome. Quando mi fermo ai bordi della strada per avere bucato una gomma, un amico mi porta sul sellino posteriore della moto addirittura un gommista - e qui sono veri esperti di riparazione di pneumatici. La riparazione “a domicilio” non mi costerà più di cinque euro.

(continua su Motociclette Blog)

domenica 27 dicembre 2009

Silver Surfing > Haight Ashbury


"La gente ha una fervida immaginazione e passando di bocca in bocca i fatti diventano leggende, fino a far diventare credibile l'incredibile. So cosa si dice di me: mi chiamano il Silver Surfer e qualcuno è convinto che io venga da un altro pianeta. Beh, quando passeggio lungo le strade di San Francisco anche a me, di tanto in tanto, viene ormai da pensare di venire da un altro pianeta… non ricordo quando cominciarono a chiamarmi il surfer d’argento, deve essere per qualche cosa che combinai sulle spiagge giù a Monterey o a Santa Barbara, ma non ricordo: raramente eravamo sobri, e all’epoca giravano un sacco di allucinogeni, non se ne coglieva il pericolo e pensavamo invece che ci aiutassero a vedere oltre. Outside e inside…
Uno che l’aveva presa pesante con l’acido era DareDevil, ma si può capirlo. Era cieco come una talpa e solo con l’LSD vedeva il mondo a colori. E poi c’era questo tipo, Dr. Strange, non ne era mai a corto ed il denaro non sembrava essere un problema.
C’erano anche brutti ceffi, magari sotto sotto non cattivi ma che erano entrati troppo nel ruolo. Per esempio, Hulk, un gigante in giacca di pelle con stampato Hell’s Angels sulla schiena; in giro sul suo chopper pensava dovesse mostrarsi cattivo per forza, almeno fino ad Altamont… Se uno come Hulk si imbatteva in quello svedese, quello biondo con gli occhi azzurri, Thor, erano risse... Comunque quando Hulk incontrò la sua metà (She Hulk la chiamammo) dovette vendere la Harley e non ebbe mai più il permesso di comperarne una.
Parlandone mi vengono alla mente tutti gli altri. L’uomo ragno, sempre senza un cent, non c’era modo di liberartene. Qualcuno gli inventò il soprannome perché quando lo incontravi eri come una mosca che cadeva nella tela.
Wonder Woman, chi non le è riconoscente? La donna più generosa del mondo, te ne faceva vedere di meraviglie. Credo sia stata lei a fare da nave scuola alla metà di noi, e non te ne faceva un problema se eri al verde. Il problema era non innamorarsene.
E quell’altro, il piedi piatti, sempre pronto a rompere i coglioni, Dr. Destino lo chiamavamo, perché era destino trovarselo di traverso quando meno ne avevi bisogno. Chissa che fine ha fatto e se ora è solo un innocuo pensionato con il problema di tirar sera".

il post integrale si può leggere sull’improbabile blog di Silver Surfer, sottotitolo "rock for a better world".

domenica 20 dicembre 2009

Red River Shore > Santa Claus Is Coming To Town


"Sting dice che odia il Natale. Ma lui è uno con le palle. Lui è un figo, in tutti i sensi, fisico in forma straordinaria nonostante i quasi 60 anni, lui è uno che fa sesso tantrico, sai lui riesce a fare sesso anche per sette ore consecutive. E' uno di quelli che non sbagliano mai niente nella vita, a cui va tutto bene. Fa un disco bellissimo dedicato all'inverno perché il Natale, lui lo odia. Senza canzoni di Natale ovviamente.
Noi, invece, che siamo degli sfigati, che ci vanno storte tre cose su due, che a 47 anni ne dimostriamo più di 60, che il sesso... be', era divertente, se ci ricordiamo bene, noi stiamo dalla parte del vecchio bastardo, e se disco di Natale deve essere, che sia un cazzuto disco di Natale vero e proprio. Lui, ebreo, ateo, cristiano rinato e poi morto e risorto mille volte, 70 anni alla soglia, uno che la storia del rock l'ha fatta sul serio, mica mandava messaggi in bottiglia a Roxanne, rischiando la pelle, mica facendo il sesso tantrico, uno che ha amato e odiato davvero, uno che sa che non c'è successo come il fallimento e che il fallimento non è un successo per niente. Che sa che quando hai perso tutto, hai solo da perdere ancora qualcos'altro.

Ecco perché Bob Dylan fa un bellissimo disco di Natale. E non si vergogna. Neanche di cantare in latino (dopo aver cantato in spagnolo e in italiano) durante Adeste fidelis". continua qui

dal Red River Shore di Paolo Vites

domenica 13 dicembre 2009

Motociclette > verso il Faiallo con un commercialista


"Un sabato mattina non tanto di buon ora, ci siamo io (Guzzi Stelvio), Alberto (coriaceo motociclista piemontese in sella alla sua bellissima BMW R100 GS) e il Commercialista (KTM Adventure S rialzata a cui si accede con scaletta Alitalia). Alla partenza si fa benzina, ma non prendiamo il caffè. Un piccolo allarme si accende nel retro della mia testa, ma penso: "ok, è più divertente fermarsi dopo essersi riscaldati". continua qui

Motociclette: "il blog di moto scritto da e per il “resto di noi”, il motociclista comune. Con più passione che con cognizione di causa. Il motociclista romantico, quello che preferisce guardarsi attorno piuttosto che tenere gli occhi incollati alla strada, e che si emoziona più per il rombo di un motore che per la velocità o la potenza. Il motociclista turista, alla ricerca di itinerari fuori dal caos".

domenica 6 dicembre 2009

fatico a capire > intelligenza artificiale


Ieri sera il bancomat mi fa: "Tra 2 giorni è il suo compleanno, Auguri!", al che all'inizio mi ha fatto piacere che qualcuno si ricordasse, mi sono guardato un pò attorno ma c'era altra gente che aspettava il suo turno, ho pensato fosse meglio sbrigarsi, poi però ci ho ripensato e di botto ho detto "Ah però non si fanno gli auguri prima!". A questo punto il bancomat, in evidente difficoltà, forse anche non si aspettava questo contrattacco, per togliersi d'impaccio, "Saldo o prelievo?"

fatico a capire, cronaca quotidiana sottilmente surreale da Federico, ingegnere. Un po' Marcovaldo.

domenica 29 novembre 2009

Blackblog > un movimento veloce


Jack Kerouac scrive "Big Sur" dopo il successo di "On the Road".
 Fama, celebrità e la sua testa che risuona come una campana vuota,
Si prende un passaggio sulla Highway numero uno, fino al Bixby Canyon, dove c'è un ponte che sembra una ragnatela distesa su un burrone. In fondo al canyon gorgoglia un ruscello che scatarra come un vecchio.
 E' da quelle parti, in una capanna che apparteneva al suo amico Lawrence Ferlinghetti, che il cosiddetto "re dei beats" se ne va a scrivere, nel 1962, il suo nuovo libro.
Big Sur: una cronaca straziante di alcolismo e di insicurezza che vede Kerouac sostituire il suo alter ego Sal Paradise con Jack Duluoz.
 Oggi, per commemorare il quarantesimo anniversario della sua morte, esce un documentatio di 98 minuti su Big Sur. La colonna sonora affidata ad un improbabile collaborazione fra Jay Farrar (Uncle Tupelo, Son Volt) e Ben Gibbard, promana una magia senza pari. Diretto da Curt Worden, il documentario è un collage di brani letti dal "The Sopranos" John Ventimiglia, le immagini raccontano la costa di Big Sur (nebbia che si disperde verso verso il cielo evaporando in nuvole color caffé, onde che creano un anello di schiuma bianca sul litorale) e una parata di teste parlanti: alcune essenziali, altre meno. 
Il titolo: One Fast Move or I'm Gone: Kerouac's Big Sur.
 In più, il documentario riesce a catturare informazioni rilevanti su Kerouac mettendo in scena amici e colleghi, tra cui il jazzista David Amram, il poeta beat Michael McClure e Carolyn Cassady, la moglie del più caro amico di Kerouac, Neal Cassady.
E mentre alcuni dei collaboratori conferiscono maggiore autorevolezza al progetto, rispetto ad altri, c'è una manciata di scene che riesce veramente ad illuminare il libro di Big Sur e lo stato di Kerouac in quel periodo.
 Subito, Tom Waits vomita una gemma, asserendo che "Big Sur mi ha sempre ricordato la cronaca di un uomo che veniva mangiato dalle formiche". Gli fa eco Robert Hunter, ex paroliere dei Grateful Dead, che afferma che il romanzo del 1962 "è un brutto, brutto libro di luoghi brutti della mente, dei luoghi sordidi della psiche." continua qui

da blackblog di francosenia, Firenze, Italy