domenica 29 novembre 2009

Blackblog > un movimento veloce


Jack Kerouac scrive "Big Sur" dopo il successo di "On the Road".
 Fama, celebrità e la sua testa che risuona come una campana vuota,
Si prende un passaggio sulla Highway numero uno, fino al Bixby Canyon, dove c'è un ponte che sembra una ragnatela distesa su un burrone. In fondo al canyon gorgoglia un ruscello che scatarra come un vecchio.
 E' da quelle parti, in una capanna che apparteneva al suo amico Lawrence Ferlinghetti, che il cosiddetto "re dei beats" se ne va a scrivere, nel 1962, il suo nuovo libro.
Big Sur: una cronaca straziante di alcolismo e di insicurezza che vede Kerouac sostituire il suo alter ego Sal Paradise con Jack Duluoz.
 Oggi, per commemorare il quarantesimo anniversario della sua morte, esce un documentatio di 98 minuti su Big Sur. La colonna sonora affidata ad un improbabile collaborazione fra Jay Farrar (Uncle Tupelo, Son Volt) e Ben Gibbard, promana una magia senza pari. Diretto da Curt Worden, il documentario è un collage di brani letti dal "The Sopranos" John Ventimiglia, le immagini raccontano la costa di Big Sur (nebbia che si disperde verso verso il cielo evaporando in nuvole color caffé, onde che creano un anello di schiuma bianca sul litorale) e una parata di teste parlanti: alcune essenziali, altre meno. 
Il titolo: One Fast Move or I'm Gone: Kerouac's Big Sur.
 In più, il documentario riesce a catturare informazioni rilevanti su Kerouac mettendo in scena amici e colleghi, tra cui il jazzista David Amram, il poeta beat Michael McClure e Carolyn Cassady, la moglie del più caro amico di Kerouac, Neal Cassady.
E mentre alcuni dei collaboratori conferiscono maggiore autorevolezza al progetto, rispetto ad altri, c'è una manciata di scene che riesce veramente ad illuminare il libro di Big Sur e lo stato di Kerouac in quel periodo.
 Subito, Tom Waits vomita una gemma, asserendo che "Big Sur mi ha sempre ricordato la cronaca di un uomo che veniva mangiato dalle formiche". Gli fa eco Robert Hunter, ex paroliere dei Grateful Dead, che afferma che il romanzo del 1962 "è un brutto, brutto libro di luoghi brutti della mente, dei luoghi sordidi della psiche." continua qui

da blackblog di francosenia, Firenze, Italy

domenica 22 novembre 2009

TLÖN, UQBAR, ORBIS TERTIUS > Città


Aspettando, furono condotti a vedere la città, gli edifici pubblici alti fino alle nuvole, i mercati adorni di mille colonne, le fontane d’acqua pura, le fontane d’acqua di rose, di liquor di canna da zucchero, che tutte sgorgavano su grandi piazze pavimentate con una specie di gemma, la quale spandeva un odore simile a quello del garofano e della cannella. Candido chiese di vedere la corte di giustizia, il parlamento: gli fu detto di non essercene, e che non si leticava mai. S’informò se vi fossero delle prigioni, e gli fu detto di no. Soprattutto lo sorprese e gli fece piacere il palazzo delle scienze, dove vide una galleria di duemila passi tutta piena d’istrumenti fisici e matematici.
Voltaire, Francois Marie Arouet “Candido ovvero l’ottimismo” 1759

TLÖN, UQBAR, ORBIS TERTIUS è l'affascinante blog di un architetto che riporta immagine di città ideali, città del passato, fantascientifiche città del futuro come pure brani di letteratura che descrivono città immaginarie...

domenica 15 novembre 2009

Nickname > la sindrome del musicofilo


…il musicofilo, definito dal Robbins come “Colui che non si accontenta di Ascoltare, ma deve anche Avere”, è affetto da alcune patologie ben definite, così catalogate:

Sindrome del Domopak (o Morbo di Hatù)

È la malattia causata al musicofilo dalla plastica che copre tutti i CD nuovi del globo, che è stata inventata apposta per essere a prova di bomba e prendersi gioco di lui. È durissima, non si spacca con le unghie, sui lati ha delle linguette che se le apri vengono via le linguette ma la confezione resta intatta. Alcune hanno il filetto rosso da tirare tipo pacchetto di sigarette, viene via con facilità tutta una bella strisciolina che divide in due la plastica, ma continua ad essere impossibile togliere tutto il resto. Alla fine esasperati si usa un coltello da cucina dalla cui pratica si fa risalire l’invenzione dei “forati” venduti come Nice Price).

Sindrome del Cartonato (o Primo Morbo di Pearl Springsteen)

I progressi della medicina avevano risolto brillantemente l’annoso problema delle copertine di cartone dei vinili, anti-ecologici e facilmente usurabili, sostituendoli con i box in plastica dei CD, anti-ecologici e facilmente frantumabili.
Ma come al solito i giapponesi hanno voluto dire la loro e hanno inventato le serie Japan Paper Sleeve, perfette riproduzioni bonsai delle confezioni in vinile con track-list e credits facilmente leggibili solo con un telescopio nucleare o con lente d’ingrandimento rinforzata, giusto il necessario per rendervi conto che state tentando di leggere il lato scritto in giapponese. I medici occidentali hanno riso di questa strana usanza, dichiarando l’impossibilità che il morbo potesse arrivare in Occidente. Ma a questo punto i Pearl Jam nel 1994 pubblicano Vitalogy, con una copertina di cartone a libretto completamente fuori misura standard che manda a puttane anni di progetti dei mobilieri e falegnami fai da te, con conseguente piccolo meno in bilancio per l’IKEA e piccolo più per la Leroy Merlin.

La sindrome da ghost track (o Morbo del comecazzosintitola?)

La track list indica dieci canzoni, ma il CD magicamente ve ne fa venir fuori un’undicesima e voi godete felici dell’inatteso regalo. Ma sul libretto di quella canzone non c’è traccia, non c’è titolo, non c’è il testo, potrebbe essere una cover di un brano misconosciuto del 1937 o un brano nuovo di zecca. Il morbo subentra virulento quando vi rendete conto che il brano è il migliore del disco, e le crisi di isteria aumentano quando vi ritrovare al concerto a urlare “Dai, fammi l’ultima! ma non l’ultima del CD, la 10… cioè, intendo la 11, quella che non c’è… cioè… quella che… a proposito… come si chiama? Sì fammi quella… hai capito no?….quella che parla di quella ragazza che… e poi…. non ho capito bene cosa succede dopo perché non c’è il testo e …appunto… cosa cazzo dici alla quarta strofa?”

La sindrome da Bonus Track.(o Morbo dell’Allocco)

Morbo pesantissimo e indebellabile, la “bonus track” nasce con l’avvento del CD, come carota per gli asini inventata dall’industria discografica per convincere tutti ad abbandonare il vinile. Compri il vinile? Hai 10 canzoni. Compri il CD? Ne hai 11.
L’undicesima era quasi sempre una schifezza… ma averla era importante. Era come essere ammessi ad un club esclusivo, una sorta di tessera VIP. Poi però l’industria è cambiata e quello che era un morbo tipico delle classi più abbienti si è trasformato in una piaga sociale. La tragedia è nata intorno a metà anni 90 quando ormai tutti si erano ricomprati tutte le prime ristampe in CD dei classici e le case discografiche s’inventarono le bonus tracks per invogliare a riacquistare nuovamente lo stesso titolo.
Questo fu più o meno l’iter:
- ristampa con 3 bonus tracks prese tra outtakes e b-sides, spesso perle nascoste o interessanti brani misconosciuti, oppure singoli altrimenti non ritrovabili su CD. Qui la comunità scientifica lanciò un plauso all’operazione
- nuova ristampa con gli stessi tre brani, ma con diabolico inserimento delle “alternate takes”, vale a dire 18 versioni dello stesso brano che si differenziano per uno starnuto al minuto 2 invece che al minuto 3 o perché venne provato un assolo di cornamusa poi tolto dal missaggio finale. Qui la comunità scientifica cominciò a storcere il naso…
- ulteriore nuova ristampa con versione STEREO e versione MONO dello stesso disco. Il Dottor House per provare gli effetti devastanti che questo provoca, ha ascoltato uno di questi CD in macchina, dove la sindrome diventa virulenta quando ci si rende conto che non vi è differenza alcuna, se non che nella prima versione il chitarrista ti sorpassa sulla destra assieme ad un TIR sloveno, nella seconda invece te lo senti lampeggiare dietro come quel Porsche che da mezz’ora ti fa notare che ti devi togliere dalle palle, che lui del Tutor se ne frega, tanto è amico del Tenente dei Carabinieri.

Sindrome da Deluxe Edition (o Morbo di Springsteen)

Oltre la bonus track c’è la Deluxe Edition, l’Anniversary Edition, fino alle forme più virulente del morbo causate dal Cofanetto/Box. Raschiato il fondo del barile delle tracce aggiunte le case discografiche s’inventano edizioni fighette con in regalo un CD aggiunto con concerti che il bootleggaro sotto casa vi aveva passato già da 18 anni (e pure registrati decisamente meglio) oppure DVD con il vostro beniamino che racconta la rava e la fava di quello che ha pensato mentre registrava (si calcola con sommaria precisione che un musicofilo visioni tali DVD 0,56 volte nella sua vita).
A questo delirio di spese inutili è subentrato il Morbo di Springsteen che fa si che i musicofili a lui dediti abbiano visto “cose che voi umani…” come CD usciti in versioni con brani in più a distanza di pochi mesi, orrendi Greatest Hits resi comunque irrinunciabili per via degli inediti, mega cofanetti di inediti da cui… oops… se ne erano dimenticati 3 (ah che sbadati questi discografici!), guarda caso recuperati in un CD riassuntivo da comprare a parte (e non è che i tre brani sono porcate come Part Man Part Monkey o Happy, no, si erano dimenticati The Promise, il grimaldello per capire tutta la poetica springsteeniana).

Vecchie Sindromi debellate :

Sindrome del TOK! (o Morbo Vintage)

Causa la crisi di nervi del musicofilo che scopre che il suo vinile preferito salta, o semplicemente presenta un “TOK” continuo. Non serve pulire bene il vinile: il granello che causa il TOK è sempre invisibile e annidato tra i solchi. Il male fu debellato nel 1990 con la fine del vinili e l’avvento del CD, che evita il TOK e salta più allegramente dal minuto 2.15 al minuto 3.47 in caso di polvere. Oggi però esistono ancora musicofili portatori sani che ancora si ostinano a comprare vinili e ancora asseriscono che si sentano meglio dei CD. I medici hanno effettivamente confermato: il TOK! si sente decisamente meglio con il vinile.

Sindrome del Buco (o Morbo del REC)

Questo morbo è definitivamente scomparso. Colpiva i possessori di musicassette che inavvertitamente schiacciavano il tasto REC al posto del tasto PLAY del mangianastri, lasciando un buco di silenzio di 1 secondo proprio a metà della loro canzone preferita. Per identificare gli affetti bastava notare quali musicofili passassero le giornate a togliere le linguette dalla cassette per impedire la sovra registrazione.

Nuove Sindromi:

Sindrome del Download (o Morbo dello scarico otturato)

In principio fu Napster, poi venne il Mulo, oggi se non avete un blog dove far scaricare CD siete dei disadattati. Questa nuova sindrome ha colto i musicofili dotati di un computer e una rete. Bastano un paio di click per poter avere l’intera discografia di tutti gli artisti di cui non ve n’è mai fregato una cippa di nulla. Secondo uno studio del Professor Bittan, un giovane di 24 anni ha mediamente sul suo hard-disk ascolti sufficienti a sentir sempre nuova musica fino ai 127 anni, a patto di non smettere la notte s’intende. E’ stato anche sperimentato che se chiedete a questi individui di canticchiare l’ultima canzone che ricordano o che hanno ascoltato, riescono al massimo a ricordare un paio di battute del Ballo del Qua Qua, unico brano ascoltato ben tre volte ai tempi dell’asilo. [edit]


dall'autobiografia di Nicola Gervasini, giornalista rock e curatore del blog Nickname

domenica 8 novembre 2009

Sotto il cielo di Pontremoli > l'isola che non c'è


Nell’Isola che non c’è si può consumare l’aperitivo direttamente seduti sul sedile della propria auto. E con un' inversione e una retro, dalla stessa postazione si può gustare il gelato più buono della piazza o assistere a dibattiti con intellettuali e Vip (con l’unico problema che i pedoni che preferiscono il tavolino al cruscotto obbligano le auto a stare nelle retrovie) o anche entrare in Duomo per una preghiera.
I negozi dell’Isola che non c’è mostrano il logo Centro Commerciale Naturale, dimentichi o forse ignari che nei centri commerciali “artificiali” i pedoni non devono schiacciarsi contro i muri per non essere investiti, e le macchine non passano a 20 centimetri dalle vetrine.
Gli operatori commerciali dell’Isola che non c’è che sostengono che le loro attività vivono solo con il transito delle automobili. E quelli che lo dicono con più insistenza, li trovi in ferie quindici giorni ogni tre mesi o chiudono ad ogni pausa pranzo e dopocena. Buon segno: significa che gli affari non vanno così male come vogliono fare credere. L’isola che non c’è non richiede controlli e manutenzioni, perché tutto si autoregola: la sosta, i flussi di traffico, i tavolini, la pulizia. La decennale assenza dalla scena della Polizia Municipale e la sempre perfetta cura dei cassonetti lo dimostrano. continua qui

Pompeo Spagnoli, reduce garibaldino, barbiere in Pontremoli, narratore. Ghost writer, si definisce. Sotto il cielo di Pontremoli è un blog dal sapore bucolico, che racconta storie di oggi con il gusto di ieri.

domenica 1 novembre 2009

il giorno dei morti


Il giorno dei morti ci si mette il cappotto, perché l'aria si è fatta fredda ed è arrivata la nebbia. Il giorno dei morti si guardano sulle tombe quelle foto ovali con piccoli volti in bianco e nero di un tempo che non c'è più, che sorridono lontani perché a loro niente importa più. E quando esci dal cimitero non vedi i campi perché la bruma copre anche il sole.
Mia nonna che leggeva il quotidiano solo se lo teneva disteso sul tavolo del pranzo; e leggeva praticamente solo la pagina dei morti come se fosse stata facebook per vedere se ci fosse qualcuno che conosceva. E io che me ne ridevo, perché avevo sei anni.
Reif che con i suoi occhi innocenti correva a rincorrere qualsiasi cosa gli tirassi, completamente felice solo perché io ero li.
E il mio cappottino, che sentivo pesante perché era il primo giorno che lo mettevo.

Per il giorno dei morti volevo pubblicare un blog sull'argomento, ma non sono riuscito a trovare niente. Così ho dovuto scriverlo io.